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Inaugurazione giovedì 7 aprile alle 18
Mostra dall’8 aprile al 21 maggio
Aperto da mercoledì a sabato dalle 16 alle 19
Via della Consolata, 1 bis – Torino , Italia
Tel: +39 347 010 3021
E-mail: eventi@palazzopaesana.it
La tessera sanitaria non è obbligatoria per entrare nella mostra.
Un pass sanitario o un test negativo (<48h) è necessario per attraversare la frontiera.
La sera dell’inaugurazione, l’accesso alla mostra sarà subordinato alla registrazione.
Informazioni pratiche:
Prenotazione di una camera a Torino vicino alla mostra:
Allegroitalia Golden Palace 5⭐
Per prenotare scrivere a receptiongolden@allegroitalia.it con il codice promozionale Nouvelle Vague
Treno da Parigi con Trenitalia
Sicuro come un’onda che arriva a riva annuncia la prossima, la New Wave rimane la stessa, ma rompe con la precedente. Un respiro continuo, ciclico, inalterabile, la cui impennata sulla riva è la sua espressione singolare, che racconta una parola intera e ogni volta diversa.
Se c’è una pausa, qual è? Una nuova estetica? Un manifesto? Il manifesto appartiene alla natura, e l’estetica è decostruita.
Ciò che la Nouvelle Vague prende in prestito dall’omonimo movimento cinematografico del secolo scorso non è il patrimonio intellettuale o tecnico dei suoi autori e attori, ma la profonda rottura che evoca. Non è la rottura di una generazione che si afferma contro un’altra, di artisti e autori contro altri. Al contrario, è un gesto di ritiro. Una rottura con l’individualismo e la sua produzione egotica, una rottura con l’estrazione culturale dell’uomo dalla natura, una rottura forse anche con l’uomo stesso.
La New Wave è come un tentativo di ritirarsi dall’onnipresente ego antropocenico, dove l’artista diventa un assistente, uno sherpa, un sostenitore delle forze naturali circostanti.
Orientando i riferimenti della cultura verso quelli della natura, guardiamo alla New Wave non più come l’espressione culturale enunciata da un insieme di individui, metodi e tecniche, ma letteralmente come l’espressione della sua stessa parola: l’onda stessa.
Non è quindi tanto la questione dell’artista, la questione dell'”io”, ma piuttosto la questione del “noi”.
Con l’Antropocene e il collasso all’orizzonte, gli artisti si sono trovati, come risultato della modernità, la pietra angolare delle norme che hanno costruito l’individuo. Un movimento di ritiro, un rallentamento diventa un atto di resistenza e di costruzione. E questo, rimettendo in discussione il primato, allo stesso tempo, il suo rapporto con l’ambiente e il suo rapporto con il collettivo. Senza il collettivo, l’ecologia inciampa e più in generale tutte le lotte.
Noi non difendiamo la natura, siamo la natura che si difende.
La mostra Nouvelle Vague è un’immersione in questa natura a volte montuosa, a volte marittima. L’inchiostro prodotto dal legno bruciato raccolto ai margini delle foreste e sulle rive si depositerà sulle tele di lino seguendo il disegno dei rilievi montuosi e la vitalità delle onde incessanti.
La Nouvelle vague è anche la cattura fotografica, attraverso semplici istruzioni o gesti, del tentativo di far emergere la gioia, la pace e la vita. A volte una full immersion sott’acqua come nella serie We tried to fall asleep underwater, a volte un gesto d’amore verso la natura con Tentative amoureuse, o dandole voce con Révolution naturelle.
Nouvelle vague sono anche le sculture Chrysalithe, in collaborazione con l’artista Aimée Fleury, pensate come un altare di protezione per la fragile natura che l’umanità maltratta.
In questa mostra al Palazzo Saluzzo Paesana di Torino, Nouvelle Vague inaugura il 7 aprile 2022, una parola il più possibile vicina all’espressione naturale, un tentativo di mettere al lavoro il mare e la montagna, un desiderio di ripensare il collettivo in un rapporto intimo e rituale con la natura.
Alcune delle opere esposte sono in collaborazione con l’artista Aimée Fleury, e con la partecipazione del collettivo Palam.
L’Associazione Culturale BArock è lieta di presentare la nuova mostra personale dell’artista francese BENOÎT BARBAGLI, installato nell’Appartamento Padronale del Palazzo Saluzzo Paesana (ingresso Via della Consolata 1bis – Torino) da giovedì 7 aprile a sabato 21 maggio 2022 (aperto al pubblico da mercoledì a sabato dalle 16 alle 19, o su appuntamento) con apertura su invito giovedì 7 aprile dalle 18 alle 21 Con questa grande mostra intitolata NEW WAVELe storiche sale abitate dai Marchesi di Saluzzo riaprono simbolicamente le porte alla città di Torino dopo un’interruzione di oltre due anni, inaugurando il programma culturale dedicato alle celebrazioni del tricentenario del Palazzo, concepito nel 1715 e inaugurato nel 1722 per volere del conte Baldassarre Saluzzo di Paesana. L’artista Benoît Barbagli, nato nel 1988 a Nizza e diplomato all’École Nationale Supérieure d’Art de la Villa Arson, è cresciuto in una famiglia da sempre attiva nel mondo dell’arte, che ha stimolato e sostenuto la sua formazione espressiva fin dal suo debutto nel 2011, anno della sua prima performance – FLUXUS Concert al MoMA di New York – con suo nonno Ben Vautier. Questa è la decima mostra personale dell’artista e una panoramica completa della maggior parte dei temi che ha affrontato negli ultimi otto anni. La mostra descrive un inno alla vita e all’amore attraverso il linguaggio magico degli elementi della natura, e allo stesso tempo è un manifesto personale della libertà espressiva dell’arte. La mostra comprende 30 opere ed è divisa in due sezioni principali, che sono in perfetta simbiosi tra loro. La prima sezione riunisce una serie di tele per lo più di grande formato, tra cui quattro trittici e un polittico, dipinti a carboncino con una tecnica che mescola Dripping, Action Painting e Land Art, utilizzando diversi scenari naturali e selvaggi come “laboratori” e facendo lavorare insieme gli elementi della natura. La seconda sezione presenta una galleria di opere fotografiche, ognuna delle quali è una performance, che racconta esperienze diverse, ma sempre in costante equilibrio tra Amore e Natura. Le grandi sale di rappresentanza dell’Appartamento dei Marchesi di Saluzzo ospitano sulle loro grandi pareti il ciclo “Ecotopìa”, grandi tele bianche dipinte con carboncino nero con una particolare tecnica capace di racchiudere i quattro elementi principali della natura: terra, fuoco, acqua e aria. Le opere traggono origine e ispirazione dalla scelta del luogo in cui vengono create, che si manifesta sotto forma di Genius Loci ed è presente in modo diverso in ogni opera: dalla foresta di Fontainebleau vicino a Parigi, già teatro delle prime esperienze all’aria aperta degli impressionisti, alle rocce di Cap Ferrat, alla cima di Notre Dame d’Amirat e alle montagne sacre dell’Anapurna in Nepal. I luoghi prescelti ospitano le diverse fasi della produzione di queste opere, a partire dalla creazione del pigmento utilizzato, ottenuto dalla polverizzazione del carbone risultante dalla combustione del legno raccolto in questi stessi luoghi, come a voler evocare antichi rituali pagani. Il pigmento mescolato con un fissativo vegetale viene gettato sulla tela e poi “dipinto” grazie all’intervento di agenti atmosferici, come le onde del mare e il soffio del vento, che lo spargono e lo diffondono, creando disegni astratti affascinanti per la loro singolarità. Il boudoir e i saloni dell’Appartamento Padronale sono occupati dalla parte fotografica della mostra. Le 15 immagini selezionate fanno parte di un corpo molto più ampio di lavoro in corso, intitolato evocativamente “10 Years of Love”, che documenta l’aspetto profondamente “romantico” dell’artista, come i poeti del XVIII secolo avrebbero potuto intenderlo, cioè il modo in cui Benoit evoca costantemente la potenza del mondo naturale, celebrando la sua fragile bellezza. Tra le varie stanze, spicca la “wunderkammer” del palazzo, che un tempo ospitava la collezione di oggetti esotici e curiosi del marchese di Saluzzo, dove “Leap of Love” viene mostrato per la prima volta per intero. Questa serie di scatti fotografici realizzati dal 2014 che documentano tanti “salti nel vuoto”, evocativi del più famoso “Saut dans le Vide” di Yves Klein del 1960, colloca idealmente il lavoro di Benoît all’interno del movimento del Nuovo Realismo. Nell’incantevole cornice della Rade de Beaulieu sulla Costa Azzurra, l’artista salta nell’ignoto, ogni volta raggiungendo il cielo per un attimo con un oggetto diverso: un mazzo di fiori, uno strumento musicale, una torcia per illuminare il buio della conoscenza, il frutto iconico dell’arte da Andy Warhol a Cattelan. Sparse per la mostra, come un legame, ci sono sculture in resina come “Geste d’amour”, che riproduce il gesto simbolico dell’artista di “offrire” un mazzo di fiori, come per accogliere i visitatori all’ingresso della mostra, e le due “Chrysalithe” create in collaborazione con l’artista parigina Aimée Fleury, forme di sensualità organica che rimandano a un mondo immaginario di dolce ricchezza e sensibilità.
Enrico Debandi
Vista della mostra – Natural Revolution 1 & 2 Salotto Giallo
Quando si guardano i quadri di Benoît Barbagli, la prima cosa che viene in mente è l’action painting americana: quella di Pollock, De Kooning e Kline, ma anche il veneziano Emilio Vedova. L’action painting americana, dove l’atto fisico diventa importante e la pittura è la manifestazione, ma per Barbagli, azione, materia e segno hanno un significato diverso. Tutto il lavoro di Benoît si basa sulla natura e i suoi elementi, che diventano azione e materia. Usando il fuoco, la terra con i suoi alberi e detriti, mescolati con l’acqua dei mari e delle montagne, l’artista crea l’inchiostro che viene messo su ogni tela. Il fuoco, da sempre simbolo di rigenerazione e progresso per l’artista e i suoi amici che spesso lo accompagnano, diventa un luogo per creare riti, danze e performance. I dipinti sono realizzati interamente nell’ambiente naturale, che diventa un luogo spirituale e religioso. Non è un caso che molti dei suoi quadri siano trittici, come “Il rito della primavera” o “Le scogliere di Gars”. Questo tipo di opera, da sempre legata al mondo religioso, era normalmente una decorazione d’altare con pannelli laterali che potevano essere chiusi sulla parte centrale, visibile solo in particolari occasioni liturgiche: i trittici di Benedetto non sacralizzano più alcuna autorità religiosa cristiana, sono aperti, non richiudibili, pronti a mostrare la divinità “naturale”. La natura è anche il laboratorio di Benoît: le montagne, i fiumi, l’oceano diventano il suo spazio di lavoro, la performance è spesso segnata dalla nudità dell’artista e talvolta anche dei suoi amici e colleghi che lo accompagnano nelle sue spedizioni artistiche. Il mare, le montagne e le manifestazioni dell’ambiente naturale creano l’opera e la tela cattura questi momenti. I quattro elementi (fuoco, aria, terra, acqua) sono ricorrenti e animano l’universo di Benoît, che devia i riferimenti culturali e li rimanda alla natura. Per fare questo, l’artista scompare, l’arte emerge ma senza l’azione dell’artista, la sua paternità è messa in discussione perché lui prepara la scena ma il gesto è fatto dalla natura. Benoît Barbagli porta i suoi quadri in montagna, dal massiccio dell’Annapurna o dalle Alpi di Alta Provenza, o sulle rive del Mediterraneo, per creare la montagna e il mare. Potrebbe essere paragonato agli artisti della Land Art, ma a differenza di loro, non modifica il paesaggio, è la natura che ha un’azione artistica sulle sue opere. L’artista getta l’inchiostro naturale fatto sul posto nel paesaggio, in modo che macchi una tela posta su una scogliera o su una roccia, l’inchiostro cola dalle rocce sulla tela sottostante. La caduta di quest’ultimo e l’aspetto del terreno costituiscono l’impronta dell’opera. La creazione dell’opera è veloce come la caduta del suo inchiostro da un’altezza di dieci metri, fatta con carbone e acqua, ma qui si mescola anche con vari detriti di roccia. È lo stesso con il mare, la tela posta sulla scogliera riceve il ritmo delle onde e queste, con la riva, la coprono diluendo il suo colore; la tela diventa il frutto della collaborazione tra la terra e il mare, e Benoît è lo spettatore. Si arrampica, nuota, cammina, va in apnea e si lancia nel vuoto come nei suoi Tentative Amore e Salti d’Amore. I quattro elementi naturali e l’ambiente che ne deriva, come il caldo e il freddo, sono mostrati in paesaggi notturni e diurni, il mare e le montagne, il tutto rafforzato dalla nudità del corpo che abita e diventa parte di questi luoghi: l’uomo non è più di fronte alla natura ma è parte di essa. Se l’artista è lo spettatore dell’atto creativo “naturale”, noi diventiamo osservatori della relazione e della comunicazione tra l’artista e la natura, attraverso le fotografie e i video che documentano le performance naturali. La macchina fotografica è forse l’unico elemento in cui Benoît impone l’atto creativo stesso, attraverso il quale riesce a togliere l’anima alla natura e ai suoi elementi per riportarcela. Anche nelle sue fotografie in opere come Coat of light, o Croix, o Rituel Subaquatique, ma anche in Révolution naturelle, la concretezza della natura diventa evidente e l’obiettivo della macchina fotografica diventa un’estensione della vita.
Luigi Crea
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