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Antropocene, la nostra libertà

Articolo prodotto per la prossima edizione del libro Ecotopia.

Aimée Fleury et Benoit Barbagli, 2019, 90 x 60 cm
Aimée Fleury et Benoit Barbagli, 2019, 90 x 60 cm

Una delle visioni popolari dell'artista moderno è quella di assimilarla alla ricerca e all'espressione di sé, come gesto, come espressione astratta, come performance...

Questo presupposto induce un'entità indivisibile. Un “io” che esprimesse la visione del mondo dell'artista, pura e semplice. La sua autenticità indurrebbe il carattere unico e quindi nuovo e vero della sua opera. La qualità di un artista dipenderebbe dal vigore e dalla lucidità che saprebbe esprimere, delimitare i contorni intimi del suo essere autentico. E questo, pur restando indipendente da determinazioni o ingiunzioni culturali, lasciando all'antropologia lo studio delle relazioni individuo-cultura.

L'era dell'arte moderna mi sembra essere il culmine di questa idea. Da un'ascesa comune, con la centralità crescente dell'individuo nelle nostre società, la differenza e l'unicità dell'artista sono le forze rivendicate e ammirate. Queste qualità che la società si sforza di proporre, si trovano, in una strana simultaneità, assalite dalla critica.

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